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PLATONE SUI SOGNI (Platone, Repubblica: 571a-572b)

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    Adriano Torricelli
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 11 min

Aggiornamento: 33 minuti fa

PLATONE SUI SOGNI

(Platone, Repubblica: 571a-572b)

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Il IX libro della Repubblica di Platone inizia con una ricerca sulla natura dell’uomo tirannico (ὁ τυραννικὸς ἀνὴρ), sulle dinamiche che lo portano a diventare tale e sul modo in cui egli vive.

Ma tale ricerca diventa presto anche un’indagine sui desideri umani (τὸ τῶν ἐπιθυμιῶν, οἷαί τε καὶ ὅσαι εἰσίν, οὔ μοι δοκοῦμεν ἱκανῶς διῃρῆσθαι).

Socrate afferma che l’uomo per natura tende ad avere desideri smodati e, in linea peraltro con le moderne teorie psicoanalitiche, che i sogni siano il luogo in cui l’anima di solito immagina di realizzare le proprie più turpi fantasie, senza alcun freno di sorta (τὰς περὶ τὸν ὕπνον, ἦν δ᾽ ἐγώ, ἐγειρομένας, ὅταν τὸ μὲν ἄλλο τῆς ψυχῆς εὕδῃ, ὅσον λογιστικὸν καὶ ἥμερον καὶ ἄρχον ἐκείνου, τὸ δὲ θηριῶδές τε καὶ ἄγριον, ἢ σίτων ἢ μέθης πλησθέν, σκιρτᾷ τε καὶ ἀπωσάμενον τὸν ὕπνον ζητῇ ἰέναι καὶ ἀποπιμπλάναι τὰ αὑτοῦ ἤθη: οἶσθ᾽ ὅτι πάντα ἐν τῷ τοιούτῳ τολμᾷ ποιεῖν, ὡς ἀπὸ πάσης λελυμένον τε καὶ ἀπηλλαγμένον αἰσχύνης καὶ φρονήσεως – … I (desideri...) che sorgono durante il sonno – dissi io – quando il resto dell’anima dorme, cioè quello razionale, civile e che funge da guida, e la parte ferina e selvaggia, piena di cibo e di vino, si risveglia e dopo aver scacciato il sonno cerca di uscire allo scoperto e riversare nell’anima i suoi costumi; come sai in questo stato tutto essa osa fare, come se fosse stata sciolta e liberata da ogni vincolo, dalla vergogna e dalla capacità di pensare).

Allo stesso tempo però, egli afferma anche che un’anima esercitata alla pratica costante della virtù e della ragionevolezza, anche in sogno rimane lucida e integra, e non si allontana dalla verità e dalla giustizia, e che i suoi sogni sono veritieri e non contengono fantasie assurde e morbose, come quelli dell’uomo comune e volgare, “democratico” (ὅταν δέ γε οἶμαι ὑγιεινῶς τις ἔχῃ αὐτὸς αὑτοῦ καὶ σωφρόνως, καὶ εἰς τὸν ὕπνον ἴῃ τὸ λογιστικὸν μὲν ἐγείρας ἑαυτοῦ καὶ ἑστιάσας λόγων καλῶν καὶ σκέψεων… ἡσυχάσας μὲν τὼ δύο εἴδη, τὸ τρίτον δὲ κινήσας ἐν ᾧ τὸ φρονεῖν ἐγγίγνεται, οὕτως ἀναπαύηται, οἶσθ᾽ ὅτι τῆς τ᾽ ἀληθείας ἐν τῷ τοιούτῳ μάλιστα ἅπτεται καὶ ἥκιστα παράνομοι τότε αἱ ὄψεις [572β] φαντάζονται τῶν ἐνυπνίων – Qualora, io credo, qualcuno sia nel possesso della salute e della ragionevolezza, e cada nel sonno dopo avere coltivato la propria parte razionale e essersi nutrito di bei discorsi e di bei pensieri, … e avendo messo da parte queste due parti (ovvero, concupiscente e passionale) abbia risvegliato la terza, in cui ha sede il pensiero, in tale modo riposi, tu sai che costui in tale stata massimamente si avvicina alla verità e le visioni che ha durante i sogni sono, tra tutte, quelle meno ingannevoli).

Socrate insomma, vuole fare presente al suo interlocutore che in un’anima perfettamente educata, anche i sogni (il luogo per eccellenza delle fantasie e delle visioni irrazionali) sono un momento di verità e di “oggettività”, anziché di follia...

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Testo greco:

[571α]

αὐτὸς δὴ λοιπός, ἦν δ᾽ ἐγώ, ὁ τυραννικὸς ἀνὴρ σκέψασθαι, πῶς τε μεθίσταται ἐκ δημοκρατικοῦ, γενόμενός τε ποῖός τίς ἐστιν καὶ τίνα τρόπον ζῇ, ἄθλιον ἢ μακάριον.

λοιπὸς γὰρ οὖν ἔτι οὗτος, ἔφη.

οἶσθ᾽ οὖν, ἦν δ᾽ ἐγώ, ὃ ποθῶ ἔτι;

τὸ ποῖον;

τὸ τῶν ἐπιθυμιῶν, οἷαί τε καὶ ὅσαι εἰσίν, οὔ μοι δοκοῦμεν ἱκανῶς διῃρῆσθαι. τούτου δὴ ἐνδεῶς ἔχοντος, ἀσαφεστέρα [571β] ἔσται ἡ ζήτησις οὗ ζητοῦμεν.

οὐκοῦν, ἦ δ᾽ ὅς, ἔτ᾽ ἐν καλῷ;

πάνυ μὲν οὖν: καὶ σκόπει γε ὃ ἐν αὐταῖς βούλομαι ἰδεῖν. ἔστιν δὲ τόδε. τῶν μὴ ἀναγκαίων ἡδονῶν τε καὶ ἐπιθυμιῶν δοκοῦσί τινές μοι εἶναι παράνομοι, αἳ κινδυνεύουσι μὲν ἐγγίγνεσθαι παντί, κολαζόμεναι δὲ ὑπό τε τῶν νόμων καὶ τῶν βελτιόνων ἐπιθυμιῶν μετὰ λόγου ἐνίων μὲν ἀνθρώπων ἢ παντάπασιν ἀπαλλάττεσθαι ἢ ὀλίγαι λείπεσθαι καὶ ἀσθενεῖς, [571ξ] τῶν δὲ ἰσχυρότεραι καὶ πλείους.

λέγεις δὲ καὶ τίνας, ἔφη, ταύτας;

τὰς περὶ τὸν ὕπνον, ἦν δ᾽ ἐγώ, ἐγειρομένας, ὅταν τὸ μὲν ἄλλο τῆς ψυχῆς εὕδῃ, ὅσον λογιστικὸν καὶ ἥμερον καὶ ἄρχον ἐκείνου, τὸ δὲ θηριῶδές τε καὶ ἄγριον, ἢ σίτων ἢ μέθης πλησθέν, σκιρτᾷ τε καὶ ἀπωσάμενον τὸν ὕπνον ζητῇ ἰέναι καὶ ἀποπιμπλάναι τὰ αὑτοῦ ἤθη: οἶσθ᾽ ὅτι πάντα ἐν τῷ τοιούτῳ τολμᾷ ποιεῖν, ὡς ἀπὸ πάσης λελυμένον τε καὶ ἀπηλλαγμένον αἰσχύνης καὶ φρονήσεως. μητρί τε γὰρ ἐπιχειρεῖν

[571δ] μείγνυσθαι, ὡς οἴεται, οὐδὲν ὀκνεῖ, ἄλλῳ τε ὁτῳοῦν ἀνθρώπων καὶ θεῶν καὶ θηρίων, μιαιφονεῖν τε ὁτιοῦν, βρώματός τε ἀπέχεσθαι μηδενός: καὶ ἑνὶ λόγῳ οὔτε ἀνοίας οὐδὲν ἐλλείπει οὔτ᾽ ἀναισχυντίας.

ἀληθέστατα, ἔφη, λέγεις.

ὅταν δέ γε οἶμαι ὑγιεινῶς τις ἔχῃ αὐτὸς αὑτοῦ καὶ σωφρόνως, καὶ εἰς τὸν ὕπνον ἴῃ τὸ λογιστικὸν μὲν ἐγείρας ἑαυτοῦ καὶ ἑστιάσας λόγων καλῶν καὶ σκέψεων, εἰς σύννοιαν [571ε] αὐτὸς αὑτῷ ἀφικόμενος, τὸ ἐπιθυμητικὸν δὲ μήτε ἐνδείᾳ δοὺς μήτε πλησμονῇ, ὅπως ἂν κοιμηθῇ καὶ μὴ παρέχῃ θόρυβον [572α] τῷ βελτίστῳ χαῖρον ἢ λυπούμενον, ἀλλ᾽ ἐᾷ αὐτὸ καθ᾽ αὑτὸ μόνον καθαρὸν σκοπεῖν καὶ ὀρέγεσθαί του αἰσθάνεσθαι ὃ μὴ οἶδεν, ἤ τι τῶν γεγονότων ἢ ὄντων ἢ καὶ μελλόντων, ὡσαύτως δὲ καὶ τὸ θυμοειδὲς πραΰνας καὶ μή τισιν εἰς ὀργὰς ἐλθὼν κεκινημένῳ τῷ θυμῷ καθεύδῃ, ἀλλ᾽ ἡσυχάσας μὲν τὼ δύο εἴδη, τὸ τρίτον δὲ κινήσας ἐν ᾧ τὸ φρονεῖν ἐγγίγνεται, οὕτως ἀναπαύηται, οἶσθ᾽ ὅτι τῆς τ᾽ ἀληθείας ἐν τῷ τοιούτῳ μάλιστα ἅπτεται καὶ ἥκιστα παράνομοι τότε αἱ ὄψεις [572β] φαντάζονται τῶν ἐνυπνίων.

παντελῶς μὲν οὖν, ἔφη, οἶμαι οὕτως.

ταῦτα μὲν τοίνυν ἐπὶ πλέον ἐξήχθημεν εἰπεῖν: ὃ δὲ βουλόμεθα γνῶναι τόδ᾽ ἐστίν, ὡς ἄρα δεινόν τι καὶ ἄγριον καὶ ἄνομον ἐπιθυμιῶν εἶδος ἑκάστῳ ἔνεστι, καὶ πάνυ δοκοῦσιν ἡμῶν ἐνίοις μετρίοις εἶναι: τοῦτο δὲ ἄρα ἐν τοῖς ὕπνοις γίγνεται ἔνδηλον. εἰ οὖν τι δοκῶ λέγειν καὶ συγχωρεῖς, ἄθρει.

ἀλλὰ συγχωρῶ.

τὸν τοίνυν δημοτικὸν ἀναμνήσθητι οἷον ἔφαμεν εἶναι.

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Testo tradotto:

«Ora», ripresi, «ci resta da esaminare l'uomo tirannico: come avviene la sua trasformazione da quello democratico, quali sono i suoi caratteri e che tipo di vita conduce, se infelice o beata».

«Sì , ci resta soltanto lui», disse.

«Sai però che cosa desidero ancora?», domandai.

«Che cosa?»

«Non mi sembra che abbiamo definito in maniera esauriente quali e quanti sono i desideri. Il difetto di questo punto renderà meno chiara la nostra ricerca».

«Ma non siamo ancora in tempo per questo?», chiese.

«Sicuro: considera appunto l'aspetto della questione che voglio analizzare, il seguente. Certi piaceri e desideri non necessari mi sembrano illegittimi probabilmente nascono in tutti, ma se vengono repressi dalle leggi e dai desideri migliori con l'aiuto della ragione, in alcuni uomini scompaiono completamente o restano pochi e deboli, in altri invece sono più forti e numerosi».

«Di quali piaceri e desideri stai parlando?», domandò.

«Di quelli che si destano nel sonno», risposi, «quando la parte razionale e mite dell'anima, che esercita la sua autorità sull'individuo, dorme, mentre la parte ferma e selvaggia, colma di cibo e di bevande, scalpita e rifiutando il sonno cerca di andare a soddisfare i suoi istinti. Tu sai che in uno stato simile osa fare di tutto, come se fosse sciolta e libera da ogni ritegno e autocontrollo. Non esita affatto a tentare, così almeno s'immagina, di unirsi alla madre o a un qualsiasi uomo, dio e animale, a macchiarsi di ogni sorta di delitto e a non astenersi da alcun cibo; in poche parole, non si tira indietro da nessuna azione stolta o indecente».

«Hai pienamente ragione», disse.

«Ma quando, credo, un uomo temperante e di sani princìpi va a dormire dopo aver destato la sua parte razionale e averla nutrita di nobili argomentazioni e nobili ricerche, raggiungendo la pace interiore, e non tiene a digiuno né ingozza la parte concupiscibile, affinché dorma e non turbi con le sue gioie o afflizioni la parte migliore, ma lascia quest'ultima sola con se stessa a indagare, nel suo desiderio di conoscere ciò che ignora del passato o del presente o del futuro; e allo stesso modo ammansisce la parte impulsiva e non dorme con l'animo sovreccitato perché si è adirato con qualcuno, ma si mette a riposare dopo aver placato quelle due parti e stimolato la terza in cui ha sede il senno, allora sai che in tale stato coglie al massimo grado la verità e non gli appaiono assolutamente quelle visioni immorali dei sogni».

«Credo proprio che sia così», disse.

«Ci siamo spinti troppo in là a parlare di queste cose. Ma ecco ciò che vogliamo constatare: in ciascun individuo, anche in alcuni di noi che sembrano molto equilibrati, c'è una specie di desideri pericolosa, selvaggia e sfrenata, la quale si manifesta appunto nei sogni. Vedi un po' se la mia affermazione ti sembra sensata e se ne convieni».

«Sì, ne convengo».

«Ricordati dunque qual era, in base alla nostra descrizione, l'uomo democratico. [...]

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Testo greco spiegato:

αὐτὸς δὴ λοιπός, ἦν δ᾽ ἐγώ, ὁ τυραννικὸς ἀνὴρ σκέψασθαι, πῶς τε μεθίσταται ἐκ δημοκρατικοῦ, γενόμενός τε ποῖός τίς ἐστιν καὶ τίνα τρόπον ζῇ, ἄθλιον ἢ μακάριον.

(E’...) rimanente/Rimane (αὐτὸς δὴ λοιπός), dissi io (ἦν δ᾽ ἐγώ), l’uomo tirannico da essere indagato/il tiranmo da indagare (ὁ τυραννικὸς ἀνὴρ σκέψασθαι): come sorge dal democratico (πῶς τε μεθίσταται ἐκ δημοκρατικοῦ), diventando quale egli è (γενόμενός τε ποῖός τίς ἐστιν) e in che modo viva (καὶ τίνα τρόπον ζῇ), travagliato o beato (ἄθλιον ἢ μακάριον).

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λοιπὸς γὰρ οὖν ἔτι οὗτος, ἔφη.

(E’...) rimanente/Rimane infatti dunque ancora costui, disse.

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οἶσθ᾽ οὖν, ἦν δ᾽ ἐγώ, ὃ ποθῶ ἔτι;

Sai dunque, dissi io, ciò che bramo?

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τὸ ποῖον;

Quale (argomento...)?

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τὸ τῶν ἐπιθυμιῶν, οἷαί τε καὶ ὅσαι εἰσίν, οὔ μοι δοκοῦμεν ἱκανῶς διῃρῆσθαι. τούτου δὴ ἐνδεῶς ἔχοντος, ἀσαφεστέρα [571β] ἔσται ἡ ζήτησις οὗ ζητοῦμεν.

L’argomento delle passioni (τὸ τῶν ἐπιθυμιῶν), di che natura e quanto grandi/potenti sono (οἷαί τε καὶ ὅσαι εἰσίν), (esse…) non mi sembranno essere state analizzate sufficentemente (οὔ μοι δοκοῦμεν ἱκανῶς διῃρῆσθαι). Questo argomento essendo in difetto (τούτου δὴ ἐνδεῶς ἔχοντος→il verbo ha qui valore di stato, non di possesso), più incerta sarà la ricerca dove cerchiamo/che operiamo (ἀσαφεστέρα ἔσται ἡ ζήτησις οὗ ζητοῦμεν).

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οὐκοῦν, ἦ δ᾽ ὅς, ἔτ᾽ ἐν καλῷ;

Dunque non (siamo…), disse quello, ancora nel giusto?

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πάνυ μὲν οὖν: καὶ σκόπει γε ὃ ἐν αὐταῖς βούλομαι ἰδεῖν. ἔστιν δὲ τόδε. τῶν μὴ ἀναγκαίων ἡδονῶν τε καὶ ἐπιθυμιῶν δοκοῦσί τινές μοι εἶναι παράνομοι, αἳ κινδυνεύουσι μὲν ἐγγίγνεσθαι παντί, κολαζόμεναι δὲ ὑπό τε τῶν νόμων καὶ τῶν βελτιόνων ἐπιθυμιῶν μετὰ λόγου, ἐνίων μὲν ἀνθρώπων ἢ παντάπασιν ἀπαλλάττεσθαι ἢ ὀλίγαι λείπεσθαι καὶ ἀσθενεῖς, [571ξ] τῶν δὲ ἰσχυρότεραι καὶ πλείους.

Certamente (no…) dunque (πάνυ μὲν οὖν); e guarda ciò che in esse voglio vedere/comprendere (καὶ σκόπει γε ὃ ἐν αὐταῖς βούλομαι ἰδεῖν): è questo (ἔστιν δὲ τόδε). Dei desideri non necessari e delle passioni (non necessarie…) alcune mi sembrano essere contro la legge/ingiuste (ῶν μὴ ἀναγκαίων ἡδονῶν τε καὶ ἐπιθυμιῶν δοκοῦσί τινές μοι εἶναι παράνομοι), le quali rischiano di trovarsi in tutto/ovunque (αἳ κινδυνεύουσι μὲν ἐγγίγνεσθαι παντί), essendo frenate dalle leggi e dalle passioni miglioroi attraverso la ragione (κολαζόμεναι δὲ ὑπό τε τῶν νόμων καὶ τῶν βελτιόνων ἐπιθυμιῶν μετὰ λόγου), da alcuni uomini per essere scacciate completamente (νίων μὲν ἀνθρώπων ἢ παντάπασιν ἀπαλλάττεσθαι) o per restare poche e deboli (ἢ ὀλίγαι λείπεσθαι καὶ ἀσθενεῖς), per altri (τῶν δὲ) (per diventare…) più forti e più numerose (ἰσχυρότεραι καὶ πλείους).

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λέγεις δὲ καὶ τίνας, ἔφη, ταύτας;

Ne dici anche alcune di queste (λέγεις δὲ καὶ τίνας ταύτας;)?, disse (ἔφη).

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τὰς περὶ τὸν ὕπνον, ἦν δ᾽ ἐγώ, ἐγειρομένας, ὅταν τὸ μὲν ἄλλο τῆς ψυχῆς εὕδῃ, ὅσον λογιστικὸν καὶ ἥμερον καὶ ἄρχον ἐκείνου, τὸ δὲ θηριῶδές τε καὶ ἄγριον, ἢ σίτων ἢ μέθης πλησθέν, σκιρτᾷ τε καὶ ἀπωσάμενον τὸν ὕπνον ζητῇ ἰέναι καὶ ἀποπιμπλάναι τὰ αὑτοῦ ἤθη: [...]

Quelle (=le passioni, i desideri) suscitate nel sonno, dissi io (τὰς ἐγειρομένας περὶ τὸν ὕπνον, ἦν δ᾽ ἐγώ), qualora dorma il resto dell’anima (ὅταν τὸ μὲν ἄλλο τῆς ψυχῆς εὕδῃ), cioè (ὅσον) razionale e luminosa e retta di quello/del resto dell’anima (λογιστικὸν καὶ ἥμερον καὶ ἄρχον ἐκείνου→riferito a ἄλλο τῆς ψυχῆς), e la parte animalesca e agreste/selvaggia (τὸ δὲ θηριῶδές τε καὶ ἄγριον), riempita o di cibi o di vino (ἢ σίτων ἢ μέθης πλησθέν), balzi su (σκιρτᾷ) e avendo scacciato il sonno (τε καὶ ἀπωσάμενον τὸν ὕπνον) cerchi di venir fuori e riversare i suoi costumi (nell’anima…) (ζητῇ ἰέναι καὶ ἀποπιμπλάναι τὰ αὑτοῦ ἤθη).

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οἶσθ᾽ ὅτι πάντα ἐν τῷ τοιούτῳ τολμᾷ ποιεῖν, ὡς ἀπὸ πάσης λελυμένον τε καὶ ἀπηλλαγμένον αἰσχύνης καὶ φρονήσεως.

Sai che tutte le cose in tale stato osa fare (οἶσθ᾽ ὅτι πάντα ἐν τῷ τοιούτῳ τολμᾷ ποιεῖν), come sciolta da tutto/ogni vincolo (ὡς ἀπὸ πάσης λελυμένον) e essendo liberata da vergogna e da saggezza (τε καὶ ἀπηλλαγμένον αἰσχύνης καὶ φρονήσεως).

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μητρί τε γὰρ ἐπιχειρεῖν [571δ] μείγνυσθαι, ὡς οἴεται, οὐδὲν ὀκνεῖ, ἄλλῳ τε ὁτῳοῦν ἀνθρώπων καὶ θεῶν καὶ θηρίων, μιαιφονεῖν τε ὁτιοῦν, βρώματός τε ἀπέχεσθαι μηδενός: καὶ ἑνὶ λόγῳ οὔτε ἀνοίας οὐδὲν ἐλλείπει οὔτ᾽ ἀναισχυντίας.

Come pensa/Secondo quel che crede (ὡς οἴεται), per nulla esita (οὐδὲν ὀκνεῖ) a mettere mano a unirsai alla madre (μητρί τε γὰρ ἐπιχειρεῖν μείγνυσθαι), e a qualsiasi altro degli uomini e degli dei e delle fiere (ἄλλῳ τε ὁτῳοῦν ἀνθρώπων καὶ θεῶν καὶ θηρίων), e a uccidere qualcuno (μιαιφονεῖν τε ὁτιοῦν), e non astenersi da qualsiasi cibo (βρώματός τε ἀπέχεσθαι μηδενός); e in una parola nulla tralascia della follia e della sfrontatezza/nessuna zione folle e sfrontata (αὶ ἑνὶ λόγῳ οὔτε ἀνοίας οὐδὲν ἐλλείπει οὔτ᾽ ἀναισχυντίας).

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ἀληθέστατα, ἔφη, λέγεις.

Cose verissima, disse, tu dici.

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ὅταν δέ γε οἶμαι ὑγιεινῶς τις ἔχῃ αὐτὸς αὑτοῦ καὶ σωφρόνως, καὶ εἰς τὸν ὕπνον ἴῃ τὸ λογιστικὸν μὲν ἐγείρας ἑαυτοῦ καὶ ἑστιάσας λόγων καλῶν καὶ σκέψεων, εἰς σύννοιαν [571ε] αὐτὸς αὑτῷ ἀφικόμενος, τὸ ἐπιθυμητικὸν δὲ μήτε ἐνδείᾳ δοὺς μήτε πλησμονῇ, ὅπως ἂν κοιμηθῇ καὶ μὴ παρέχῃ θόρυβον [572α] τῷ βελτίστῳ χαῖρον ἢ λυπούμενον, ἀλλ᾽ ἐᾷ αὐτὸ καθ᾽ αὑτὸ μόνον καθαρὸν σκοπεῖν καὶ ὀρέγεσθαί του αἰσθάνεσθαι ὃ μὴ οἶδεν, ἤ τι τῶν γεγονότων ἢ ὄντων ἢ καὶ μελλόντων, [...]

Quando, penso, qualcuno sia in se stesso (ὅταν δέ γε οἶμαι τις ἔχῃ αὐτὸς αὑτοῦ) in salute e in senno (ὑγιεινῶς καὶ σωφρόνως), e vada/cada nel sonno dopo aver coltivato la parte razionale di se stesso (καὶ εἰς τὸν ὕπνον ἴῃ τὸ λογιστικὸν μὲν ἐγείρας ἑαυτοῦ) e essendosi nutrito di bei discorsi e (belle…) riflessioni (καὶ ἑστιάσας λόγων καλῶν καὶ σκέψεων), in quanto è giunto in se stesso alla riflessione/capacità di riflettere (εἰς σύννοιαν αὐτὸς αὑτῷ ἀφικόμενος), la parte che desidera (τὸ ἐπιθυμητικὸν δὲ) non a causa del bisogno né a causa della sazietà (μήτε ἐνδείᾳ δοὺς μήτε πλησμονῇ), cosicché sia/in modo da essere stata posta in armonia (con se stessa…) e (cosicché…) non generi/(in modo...) da non generare strepito/non esaltarsi (ὅπως ἂν κοιμηθῇ καὶ μὴ παρέχῃ θόρυβον) in quanto gode del meglio o in quanto soffre (τῷ βελτίστῳ χαῖρον ἢ λυπούμενον), ma permetta/faccia in modo di guardare essa stessa attraverso se stessa solo ciò che è puro (ἀλλ᾽ ἐᾷ αὐτὸ καθ᾽ αὑτὸ μόνον καθαρὸν σκοπεῖν) e di protendersi verso il contemplare ciò che non conosce (καὶ ὀρέγεσθαί του αἰσθάνεσθαι ὃ μὴ οἶδεν): (cioè…) o qualcosa delle cose avvenute o delle cose che sono o delle cose che avverranno (ἤ τι τῶν γεγονότων ἢ ὄντων ἢ καὶ μελλόντων), […]

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ὡσαύτως δὲ καὶ τὸ θυμοειδὲς πραΰνας καὶ μή τισιν εἰς ὀργὰς ἐλθὼν κεκινημένῳ τῷ θυμῷ καθεύδῃ, ἀλλ᾽ ἡσυχάσας μὲν τὼ δύο εἴδη, τὸ τρίτον δὲ κινήσας ἐν ᾧ τὸ φρονεῖν ἐγγίγνεται, οὕτως ἀναπαύηται, οἶσθ᾽ ὅτι τῆς τ᾽ ἀληθείας ἐν τῷ τοιούτῳ μάλιστα ἅπτεται καὶ ἥκιστα παράνομοι τότε αἱ ὄψεις [572β] φαντάζονται τῶν ἐνυπνίων.

… e (qualora…) egualmente dorma (ὡσαύτως δὲ καθεύδῃ) sia dopo avere pacificato la parte passionale sia non andando/scagliandosi contro qualcuno (καὶ τὸ θυμοειδὲς πραΰνας καὶ μή τισιν ἐλθὼν) per rabbia col cuore mosso in subbuglio (εἰς ὀργὰς κεκινημένῳ τῷ θυμῷ), ma avendo pacificato le due componenti/parti (ἀλλ᾽ ἡσυχάσας μὲν τὼ δύο εἴδη; NB: τὼ δύο εἴδη è un duale; le due parti (εἴδη) cui allude sono quella desiderante e passionale: τὸ ἐπιθυμητικὸν e τὸ θυμοειδὲς), muovendo/alimentando la terza in cui ha luogo il pensiero (τὸ τρίτον δὲ κινήσας ἐν ᾧ τὸ φρονεῖν ἐγγίγνεται), così/nel modo appena descritto prenda una pausa/si riposi (οὕτως ἀναπαύηται), sai che in un tale stato raggiunge massimamente la verità (οἶσθ᾽ ὅτι τῆς τ᾽ ἀληθείας ἐν τῷ τοιούτῳ μάλιστα ἅπτεται) e le (sue...) visioni allora sono rese visibili/appaiono (καὶ τότε αἱ ὄψεις φαντάζονται ) minimamente fallaci (tra quelle…) dei sogni/tra quelle che si vedono in sogno (ἥκιστα παράνομοι τῶν ἐνυπνίων)?

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παντελῶς μὲν οὖν, ἔφη, οἶμαι οὕτως.

Assolutamente dunque, disse, penso così.

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ταῦτα μὲν τοίνυν ἐπὶ πλέον ἐξήχθημεν εἰπεῖν: ὃ δὲ βουλόμεθα γνῶναι τόδ᾽ ἐστίν, ὡς ἄρα δεινόν τι καὶ ἄγριον καὶ ἄνομον ἐπιθυμιῶν εἶδος ἑκάστῳ ἔνεστι, καὶ πάνυ δοκοῦσιν ἡμῶν ἐνίοις μετρίοις εἶναι: τοῦτο δὲ ἄρα ἐν τοῖς ὕπνοις γίγνεται ἔνδηλον. εἰ οὖν τι δοκῶ λέγειν καὶ συγχωρεῖς, ἄθρει.

Siamo condotti/costretti dunque assolutamente a dire queste cose (ταῦτα μὲν τοίνυν ἐξήχθημεν εἰπεῖν) per lo più (ἐπὶ πλέον); ciò che vogliamo/concludiamo di avere compreso è questo (ὃ δὲ βουλόμεθα γνῶναι τόδ᾽ ἐστί), che dunque una qualche componente vi è in ciascuno dei desideri (ὡς ἄρα τι εἶδος ἐπιθυμιῶν ἑκάστῳ ἔνεστι) tremenda e selvaggia e priva di legge (δεινόν καὶ ἄγριον καὶ ἄνομον), e (queste componenti selvagge, tremende…) assolutamente sembrano essere proprie (καὶ πάνυ δοκοῦσιν εἶναι) (anche...) a/di alcuni moderati di noi (ἡμῶν ἐνίοις μετρίοις); questo dunque nei sonni/quando si dorme diventa evidente (τοῦτο δὲ ἄρα ἐν τοῖς ὕπνοις γίγνεται ἔνδηλον). Rifletti (ἄθρει) se quindi ritengo opportuno di dire qualcosa e tu concordi (con me…) (εἰ οὖν τι δοκῶ λέγειν καὶ συγχωρεῖς)//Dimmi allora se concordi quando ritengo opportuno dire qualcosa.

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ἀλλὰ συγχωρῶ.

Ma/Ovviamente io concordo!

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τὸν τοίνυν δημοτικὸν ἀναμνήσθητι οἷον ἔφαμεν εἶναι. [...]

Ricorda quindi (τοίνυν ἀναμνήσθητι) come dicevamo essere il/l’uomo democratico (οἷον ἔφαμεν εἶναι τὸν δημοτικὸν).

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