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ADAMO, EVA E IL SERPENTE NELLA NARRAZIONE DI FLAVIO GIUSEPPE (Antichità giudaiche: I, 40-51)

  • Immagine del redattore: Adriano Torricelli
    Adriano Torricelli
  • 20 ore fa
  • Tempo di lettura: 10 min

ADAMO, EVA E IL SERPENTE (NELLA NARRAZIONE DI FLAVIO GIUSEPPE)

(Flavio Giuseppe: Antichità giudaiche: I, 40-51)

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Un brano delle Antichità Giudaiche di Flavio Giuseppe, nel quale l’autore racconta la vicenda della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre o Giardino (κῆπος) come conseguenza della loro trasgressione contro il volere di Dio (contro la raccomandazione, datagli da questi, di non gustare i frutti dell’albero della saggezza (τὸ φυτόν τῆς φρονήσεως)).

Da notare come, nella tradizione ebraica, la conoscenza del bene e del male non sia qualcosa che avvicina l’uomo a Dio, bensì al contrario qualcosa che ve lo allontana, probabilmente in quanto lo allontana dallo stato di innocenza proprio degli altri animali, che li rende agli occhi del Creatore senza peccato. (A riprova di questa interpretazione, vi è il fatto che Adamo ed Eva, subito dopo avere assaggiata la mela, si rendono conto della propria nudità e se ne vergognano, cercando qualcosa per coprirsi (καὶ συνίεσάν τε αὑτῶν ἤδη γεγυμνωμένων καὶ τὴν αἰσχύνην ὕπαιθρον ἔχοντες σκέπην αὑτοῖς ἐπενόουν: τὸ γὰρ φυτὸν ὀξύτητος καὶ διανοίας ὑπῆρχε...)).

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Quale differenza rispetto alla tradizione greca, per la quale la conoscenza è invece ciò che "salva" l’uomo, ciò che lo eleva avvicinandolo al Divino, riscattandolo dalla miseria della propria condizione animale originaria (...si pensi al mito di Prometeo, che dona agli uomini il fuoco e con esso la conoscenza e la salvezza!)

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Versione originale:

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[40] Ὁ δὴ τοίνυν θεὸς τὸν Ἄδαμον καὶ τὴν γυναῖκα τῶν μὲν ἄλλων φυτῶν ἐκέλευε γεύεσθαι, τοῦ δὲ τῆς φρονήσεως ἀπέχεσθαι, προειπὼν ἁψαμένοις ἀπ᾽ αὐτοῦ ὄλεθρον γενησόμενον. [41] ὁμοφωνούντων δὲ κατ᾽ ἐκεῖνο καιροῦ τῶν ζῴων ἁπάντων ὄφις συνδιαιτώμενος τῷ τε Ἀδάμῳ καὶ τῇ γυναικὶ φθονερῶς μὲν εἶχεν ἐφ᾽ οἷς αὐτοὺς εὐδαιμονήσειν ᾤετο πεπεισμένους τοῖς τοῦ θεοῦ παραγγέλμασιν, [42] οἰόμενος δὲ συμφορᾷ περιπεσεῖσθαι παρακούσαντας ἀναπείθει κακοήθως τὴν γυναῖκα γεύσασθαι τοῦ φυτοῦ τῆς φρονήσεως ἐν αὐτῷ λέγων εἶναι τήν τε τἀγαθοῦ καὶ τοῦ κακοῦ διάγνωσιν, ἧς γενομένης αὐτοῖς μακάριον καὶ μηδὲν ἀπολείποντα τοῦ θείου διάξειν βίον. [43] καὶ παρακρούεται μὲν οὕτω τὴν γυναῖκα τῆς ἐντολῆς τοῦ θεοῦ καταφρονῆσαι: γευσαμένη δὲ τοῦ φυτοῦ καὶ ἡσθεῖσα τῷ ἐδέσματι καὶ τὸν Ἄδαμον ἀνέπεισεν αὐτῷ χρήσασθαι. [44] καὶ συνίεσάν τε αὑτῶν ἤδη γεγυμνωμένων καὶ τὴν αἰσχύνην ὕπαιθρον ἔχοντες σκέπην αὑτοῖς ἐπενόουν: τὸ γὰρ φυτὸν ὀξύτητος καὶ διανοίας ὑπῆρχε. φύλλοις οὖν ἑαυτοὺς συκῆς ἐσκέπασαν καὶ ταῦτα πρὸ τῆς αἰδοῦς προβαλόμενοι μᾶλλον ἐδόκουν εὐδαιμονεῖν ὡς ὧν πρότερον ἐσπάνιζον εὑρόντες. [45] τοῦ θεοῦ δ᾽ εἰς τὸν κῆπον ἐλθόντος ὁ μὲν Ἄδαμος πρότερον εἰς ὁμιλίαν αὐτῷ φοιτῶν συνειδὼς αὑτῷ τὴν ἀδικίαν ὑπεχώρει, τὸν δὲ θεὸν ἐξένιζε τὸ πραττόμενον καὶ τὴν αἰτίαν ἐπυνθάνετο, δι᾽ ἣν πρότερον ἡδόμενος τῇ πρὸς αὐτὸν ὁμιλίᾳ νῦν φεύγει ταύτην καὶ περιίσταται. [46] τοῦ δὲ μηδὲν φθεγγομένου διὰ τὸ συγγινώσκειν ἑαυτῷ παραβάντι τὴν τοῦ θεοῦ πρόσταξιν ‘ἀλλ᾽ ἐμοὶ μέν, εἶπεν ὁ θεός, ἔγνωστο περὶ ὑμῶν, ὅπως βίον εὐδαίμονα καὶ κακοῦ παντὸς ἀπαθῆ βιώσετε μηδεμιᾷ ξαινόμενοι τὴν ψυχὴν φροντίδι, πάντων δ᾽ ὑμῖν αὐτομάτων ὅσα πρὸς ἀπόλαυσιν καὶ ἡδονὴν συντελεῖ κατὰ τὴν ἐμὴν ἀνιόντων πρόνοιαν χωρὶς ὑμετέρου πόνου καὶ ταλαιπωρίας, ὧν παρόντων γῆράς τε θᾶττον οὐκ ἂν ἐπέλθοι καὶ τὸ ζῆν ὑμῖν μακρὸν γένοιτο. [47] νῦν δ᾽ εἰς ταύτην μου τὴν γνώμην ἐνύβρισας παρακούσας τῶν ἐμῶν ἐντολῶν: οὐ γὰρ ἐπ᾽ ἀρετῇ τὴν σιωπὴν ἄγεις, ἀλλ᾽ ἐπὶ συνειδότι πονηρῷ.’ [48] Ἄδαμος δὲ παρῃτεῖτο τῆς ἁμαρτίας αὑτὸν καὶ παρεκάλει τὸν θεὸν μὴ χαλεπαίνειν αὐτῷ τὴν γυναῖκα τοῦ γεγονότος αἰτιώμενος καὶ λέγων ὑπ᾽ αὐτῆς ἐξαπατηθεὶς ἁμαρτεῖν, ἡ δ᾽ αὖ κατηγόρει τοῦ ὄφεως. [49] ὁ δὲ θεὸς ἥττονα γυναικείας συμβουλίας αὐτὸν γενόμενον ὑπετίθει τιμωρίᾳ, τὴν γῆν οὐκέτι μὲν οὐδὲν αὐτοῖς ἀναδώσειν αὐτομάτως εἰπών, πονοῦσι δὲ καὶ τοῖς ἔργοις τριβομένοις τὰ μὲν παρέξειν, τῶν δ᾽ οὐκ ἀξιώσειν. Εὔαν δὲ τοκετοῖς καὶ ταῖς ἐξ ὠδίνων ἀλγηδόσιν ἐκόλαζεν, ὅτι τὸν Ἄδαμον οἷς αὐτὴν ὁ ὄφις ἐξηπάτησε τούτοις παρακρουσαμένη συμφοραῖς περιέβαλεν. [50] ἀφείλετο δὲ καὶ τὸν ὄφιν τὴν φωνὴν ὀργισθεὶς ἐπὶ τῇ κακοηθείᾳ τῇ πρὸς τὸν Ἄδαμον καὶ ἰὸν ἐντίθησιν ὑπὸ τὴν γλῶτταν αὐτῷ πολέμιον ἀποδείξας ἀνθρώποις καὶ ὑποθέμενος κατὰ τῆς κεφαλῆς φέρειν τὰς πληγάς, ὡς ἐν ἐκείνῃ τοῦ τε κακοῦ τοῦ πρὸς ἀνθρώπους κειμένου καὶ τῆς τελευτῆς ῥᾴστης τοῖς ἀμυνομένοις ἐσομένης, ποδῶν τε αὐτὸν ἀποστερήσας σύρεσθαι κατὰ τῆς γῆς ἰλυσπώμενον ἐποίησε. [51] καὶ ὁ μὲν θεὸς ταῦτα προστάξας αὐτοῖς πάσχειν μετοικίζει τὸν Ἄδαμον καὶ τὴν Εὔαν ἐκ τοῦ κήπου εἰς ἕτερον χωρίον.

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Traduzione:

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La trasgressione nel Giardino

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Libro I:40 - 4. Dio, dunque, ordinò ad Adamo e a sua moglie di gustare di tutte le altre piante, ma di astenersi dall'albero della saggezza, ammonendoli che qualora l'avessero toccato sarebbe stata una rovina.

Libro I:41 A quell'epoca tutte le creature comunicavano con lo stesso linguaggio; il serpente vivendo in compagnia di Adamo e di sua moglie, crebbe geloso delle benedizioni che supponeva destinate a essi se obbedivano ai precetti di Dio e,

Libro I:42 credendo che la disobbedienza avrebbe portato del disordine su di loro, persuase scaltramente la donna a gustare dell'albero della saggezza, affermando che in esso v'era il discernimento tra il bene e il male, e che se l'avessero conseguito avrebbero potuto condurre una vita per nulla inferiore alla divina.

Libro I:43 In tal modo condusse maliziosamente la donna a trascurare l'ordine di Dio. Ella gustò dell'albero e, tutta lieta del cibo, spinse anche Adamo a fare altrettanto.

Libro I:44 E allora si accorsero di essere nudi e si vergognarono di tale esposizione alla luce del giorno, e pensarono di coprirsi; l'albero, infatti, servì a ravvivare il loro discernimento. Si coprirono con foglie di fico, e copertisi, si ritennero più felici per avere trovato ciò di cui prima mancavano.

Libro I:45 Ma mentre prima, all'ingresso di Dio nel giardino, Adamo veniva spontaneamente a parlare con Lui, ora conscio dell’ingiustizia se ne sottraeva; Dio si stupiva del suo comportamento e cercava la causa per cui, mentre prima gioiva della Sua familiarità, ora la sfuggiva e tremava.

Libro I:46 Visto che lui non diceva nulla, perché consapevole di avere violato il divino precetto, Dio disse: "Era mio proposito che voi aveste una vita felice e lontana da qualsiasi male, con l'animo sgombro da ogni preoccupazione, avrei provvisto Io solo senza alcuna vostra cura e preoccupazione a ogni cosa che contribuisce alla vostra felicità e al vostro piacere: benedetta con questi doni, la vecchiaia avrebbe ritardato e la vostra vita sarebbe stata più lunga.

Libro I:47 Ora però tu hai infranto questo mio proposito trasgredendo i miei precetti: il tuo silenzio non è per virtù, ma per cattiva coscienza”.

Libro I:48 Adamo incominciò a scusarsi del peccato commesso e pregava Dio di non adirarsi contro di lui, biasimando la donna quale autrice del fatto, e asserendo che era stato il di lei inganno a farlo peccare, ma lei - a sua volta - accusava il serpente.

Libro I:49 Dio penalizzò lui che aveva ceduto alla suggestione della donna, e lo assoggettò a una pena ordinando alla terra di non dare più gratuitamente a loro i suoi frutti, ma darli soltanto a chi lavora, agli sfiancati dalla fatica, di concedere alcuni dei suoi frutti e rifiutarne altri. Punì Eva con i parti e le afflizioni che li accompagnano, poiché aveva illuso Adamo, come il serpente aveva ingannato lei, e così addossò la calamità su di esso.

Libro I:50 Egli perciò adirato per la malvagità dimostrata con Adamo, tolse al serpente la voce e sulla sua lingua iniettò il veleno, lo dichiarò nemico degli uomini, lo sottopose a essere ferito alla testa essendo qui che l'uomo trova il proprio danno ed essendo qui che è più agevole ammazzarlo per colui che se ne vuole vendicare, lo privò dei piedi e dispose che strisciasse avvolgendo se stesso per terra.

Libro I:51 Stabilite per loro queste pene, Dio allontanò Adamo ed Eva dal giardino in un altro luogo.

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Testo originale spiegato:

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[40] Ὁ δὴ τοίνυν θεὸς τὸν Ἄδαμον καὶ τὴν γυναῖκα τῶν μὲν ἄλλων φυτῶν ἐκέλευε γεύεσθαι, τοῦ δὲ τῆς φρονήσεως ἀπέχεσθαι, προειπὼν ἁψαμένοις ἀπ᾽ αὐτοῦ ὄλεθρον γενησόμενον.

Dunque Dio autorizzava Adamo e la donna a gustare delle altre piante, ma di quella della saggezza (τοῦ δὲ τῆς φρονήσεως) stare lontano, ammonendo che a quelli che lo toccheranno (ἁψαμένοις) da esso sorgerà/verrà la rovina (ὄλεθρον γενησόμενον: il sogg. è all’accusativo in quanto soggetto di un’infinitiva).

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[41] ὁμοφωνούντων δὲ κατ᾽ ἐκεῖνο καιροῦ τῶν ζῴων ἁπάντων ὄφις συνδιαιτώμενος τῷ τε Ἀδάμῳ καὶ τῇ γυναικὶ φθονερῶς μὲν εἶχεν ἐφ᾽ οἷς αὐτοὺς εὐδαιμονήσειν ᾤετο πεπεισμένους τοῖς τοῦ θεοῦ παραγγέλμασιν,

In quel preciso periodo (κατ᾽ ἐκεῖνο καιροῦ), parlando la stessa lingua (ὁμοφωνούντων) tutti gli animali, il serpente che conviveva (συνδιαιτώμενος) con Adamo e la donna, verso i quali era invidioso (ἐφ᾽ οἷς φθονερῶς μὲν εἶχεν), pensava che essi vivessero felicemente avendo fiducia nei/essendo fedeli ai (πεπεισμένους) comandi di Dio, ...

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[42] οἰόμενος δὲ συμφορᾷ περιπεσεῖσθαι παρακούσαντας ἀναπείθει κακοήθως τὴν γυναῖκα γεύσασθαι τοῦ φυτοῦ τῆς φρονήσεως ἐν αὐτῷ λέγων εἶναι τήν τε τἀγαθοῦ καὶ τοῦ κακοῦ διάγνωσιν, ἧς γενομένης αὐτοῖς μακάριον καὶ μηδὲν ἀπολείποντα τοῦ θείου διάξειν βίον.

...e pensando che non ascoltandoli/violandoli (παρακούσαντας) cadrebbero nella punizione (συμφορᾷ περιπεσεῖσθαι), convince malvagiamente la donna a gustare dell’albero della conoscenza, dicendo che in esso vi è la conoscenza sia del bene sia del male (εἶναι τήν τε τἀγαθοῦ καὶ τοῦ κακοῦ διάγνωσιν: infinitiva), la quale essendo presente in loro (ἧς γενομένης αὐτοῖς: genit. assoluto) (diceva…) che condurranno una vita (διάξειν βίον) beata e di nulla carente (μηδὲν ἀπολείποντα).

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[43] καὶ παρακρούεται μὲν οὕτω τὴν γυναῖκα τῆς ἐντολῆς τοῦ θεοῦ καταφρονῆσαι: γευσαμένη δὲ τοῦ φυτοῦ καὶ ἡσθεῖσα τῷ ἐδέσματι καὶ τὸν Ἄδαμον ἀνέπεισεν αὐτῷ χρήσασθαι.

E induce così la donna a disobbedire al comando di Dio; avendo ella assaggiato l’albero e avendo gustato il cibo, convinse anche Adamo a usarlo/a gustarlo (καὶ τὸν Ἄδαμον ἀνέπεισεν αὐτῷ χρήσασθαι).

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[44] καὶ συνίεσάν τε αὑτῶν ἤδη γεγυμνωμένων καὶ τὴν αἰσχύνην ὕπαιθρον ἔχοντες σκέπην αὑτοῖς ἐπενόουν: τὸ γὰρ φυτὸν ὀξύτητος καὶ διανοίας ὑπῆρχε. φύλλοις οὖν ἑαυτοὺς συκῆς ἐσκέπασαν καὶ ταῦτα πρὸ τῆς αἰδοῦς προβαλόμενοι μᾶλλον ἐδόκουν εὐδαιμονεῖν ὡς ὧν πρότερον ἐσπάνιζον εὑρόντες.

E si accorgevano di se stessi (συνίεσάν τε αὑτῶν) già spogliati (ἤδη γεγυμνωμένων)/si accorgevano di essere nudi e avendo la vergogna/le pudende all’aria aperta (τὴν αἰσχύνην ὕπαιθρον ἔχοντες) cercavano un riparo per se stessi; difatti il germe dell’acutezza e dell’intelligenza stava crescendo, dunque con delle foglie di fico si coprirono (ἑαυτοὺς ἐσκέπασαν) e avendo intrapreso queste azioni, ritenevano di essere più felici (μᾶλλον ἐδόκουν εὐδαιμονεῖν) avendo trovato (ὡς εὑρόντες) le cose di cui prima mancavano (...ὧν πρότερον ἐσπάνιζον)/ciò che prima mancava loro.

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[45] τοῦ θεοῦ δ᾽ εἰς τὸν κῆπον ἐλθόντος ὁ μὲν Ἄδαμος πρότερον εἰς ὁμιλίαν αὐτῷ φοιτῶν συνειδὼς αὑτῷ τὴν ἀδικίαν ὑπεχώρει, τὸν δὲ θεὸν ἐξένιζε τὸ πραττόμενον καὶ τὴν αἰτίαν ἐπυνθάνετο, δι᾽ ἣν πρότερον ἡδόμενος τῇ πρὸς αὐτὸν ὁμιλίᾳ νῦν φεύγει ταύτην καὶ περιίσταται.

Giungendo Dio al giardino, Adamo, che prima cercava la compagnia di quello (πρότερον εἰς ὁμιλίαν αὐτῷ φοιτῶν), sapendo la colpa nei suoi confronti (συνειδὼς αὑτῷ τὴν ἀδικίαν), restava lontano, e Dio (τὸν δὲ θεὸν: sogg.) prendeva atto del suo comportamento (ἐξένιζε τὸ πραττόμενον) e si domandava la ragione per cui (καὶ τὴν αἰτίαν ἐπυνθάνετο, δι᾽ ἣν), prima godendo della sua compagnia, ora la fugge e se ne tiene lontano.

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[46] τοῦ δὲ μηδὲν φθεγγομένου διὰ τὸ συγγινώσκειν ἑαυτῷ παραβάντι τὴν τοῦ θεοῦ πρόσταξιν ‘ἀλλ᾽ ἐμοὶ μέν, εἶπεν ὁ θεός, ἔγνωστο περὶ ὑμῶν, ὅπως βίον εὐδαίμονα καὶ κακοῦ παντὸς ἀπαθῆ βιώσετε μηδεμιᾷ ξαινόμενοι τὴν ψυχὴν φροντίδι, πάντων δ᾽ ὑμῖν αὐτομάτων ὅσα πρὸς ἀπόλαυσιν καὶ ἡδονὴν συντελεῖ κατὰ τὴν ἐμὴν ἀνιόντων πρόνοιαν χωρὶς ὑμετέρου πόνου καὶ ταλαιπωρίας, ὧν παρόντων γῆράς τε θᾶττον οὐκ ἂν ἐπέλθοι καὶ τὸ ζῆν ὑμῖν μακρὸν γένοιτο.

Poiché non diceva nulla per essergli presente/perché sapeva (διὰ τὸ συγγινώσκειν ἑαυτῷ) di avere violato (παραβάντι→riferito a se stesso: ἑαυτῷ) l’ordine di Dio, Dio disse: “Sia risaputo riguardo a voi (ἔγνωστο περὶ ὑμῶν), era mia intenzione (ἐμοὶ: era a me...) che viveste in futuro (ὅπως βιώσετε) una vita felice e da ogni male libera, per nulla turbati nel pensiero dell’anima/da alcun pensiero (μηδεμιᾷ ξαινόμενοι τὴν ψυχὴν φροντίδι; τὴν ψυχὴν: accusat. di relazione, dipende da φροντίδι), (essendoci…) per voi tutti i beni (πάντων δ᾽ ὑμῖν αὐτομάτων) che terminano nella/portano alla felicità e al piacere (ὅσα πρὸς ἀπόλαυσιν καὶ ἡδονὴν συντελεῖ) grazia alla mia prescienza delle cose che giungono/accadono (κατὰ τὴν ἐμὴν πρόνοιαν ἀνιόντων) senza la vostra fatica e travaglio, le quali cose essendo presenti (ὧν παρόντων) la vecchiaia non giungerebbe più velocemente e il vostro vivere diverrebbe lungo.

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[47] νῦν δ᾽ εἰς ταύτην μου τὴν γνώμην ἐνύβρισας παρακούσας τῶν ἐμῶν ἐντολῶν: οὐ γὰρ ἐπ᾽ ἀρετῇ τὴν σιωπὴν ἄγεις, ἀλλ᾽ ἐπὶ συνειδότι πονηρῷ.’

Ora invece hai violato questa mia risoluzione disattendendo i miei ordini; infatti non per virtù mantieni il silenzio, ma per la cattiva coscienza (συνειδότι: partic. dativo sing. di σύνοιδα, che ha però qui valore di termine: coscienza).”

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[48] Ἄδαμος δὲ παρῃτεῖτο τῆς ἁμαρτίας αὑτὸν καὶ παρεκάλει τὸν θεὸν μὴ χαλεπαίνειν αὐτῷ τὴν γυναῖκα τοῦ γεγονότος αἰτιώμενος καὶ λέγων ὑπ᾽ αὐτῆς ἐξαπατηθεὶς ἁμαρτεῖν, ἡ δ᾽ αὖ κατηγόρει τοῦ ὄφεως.

Adamo si discolpava del peccato e pregava Dio di non incrudelire contro di lui, incolpando la moglie dell’avvenuto (τὴν γυναῖκα τοῦ γεγονότος αἰτιώμενος) e dicendo di avere peccato per essere stato ingannato da lei (ὑπ᾽ αὐτῆς ἐξαπατηθεὶς), e la (donna…) di nuovo (ἡ δ᾽ αὖ) incolpava il serpente.

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[49] ὁ δὲ θεὸς ἥττονα γυναικείας συμβουλίας αὐτὸν γενόμενον ὑπετίθει τιμωρίᾳ, τὴν γῆν οὐκέτι μὲν οὐδὲν αὐτοῖς ἀναδώσειν αὐτομάτως εἰπών, πονοῦσι δὲ καὶ τοῖς ἔργοις τριβομένοις τὰ μὲν παρέξειν, τῶν δ᾽ οὐκ ἀξιώσειν.

Dio, essendo egli stato da meno del/influenzato dal consiglio muliebre (ἥττονα γυναικείας συμβουλίας αὐτὸν γενόμενον), lo sottoponeva a una punizione (ὑπετίθει τιμωρίᾳ): dicendo (εἰπών) che la terra non avrebbe dato in futuro loro nulla automaticamente/senza sforzo (τὴν γῆν οὐκέτι μὲν οὐδὲν αὐτοῖς ἀναδώσειν αὐτομάτως) e che a coloro che si affaticano e si tormentano (πονοῦσι δὲ καὶ τριβομένοις) con i lavori (τοῖς ἔργοις) alcune (cose buone per la vita…) saranno a disposizione (τὰ μὲν παρέξειν), e che di altre cose non saranno (comunque…) degni (τῶν δ᾽ οὐκ ἀξιώσειν).

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Εὔαν δὲ τοκετοῖς καὶ ταῖς ἐξ ὠδίνων ἀλγηδόσιν ἐκόλαζεν, ὅτι τὸν Ἄδαμον οἷς αὐτὴν ὁ ὄφις ἐξηπάτησε τούτοις παρακρουσαμένη συμφοραῖς περιέβαλεν.

Puniva Eva con i parti e con le sofferenze delle doglie, poiché aveva spinto Adamo nelle disgrazie (ὅτι τὸν Ἄδαμον συμφοραῖς περιέβαλεν) avendolo ingannato con quelle stesse astuzie (τούτοις παρακρουσαμένη) con cui il serpente aveva ingannato lei (οἷς αὐτὴν ὁ ὄφις ἐξηπάτησε).

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[50] ἀφείλετο δὲ καὶ τὸν ὄφιν τὴν φωνὴν ὀργισθεὶς ἐπὶ τῇ κακοηθείᾳ τῇ πρὸς τὸν Ἄδαμον καὶ ἰὸν ἐντίθησιν ὑπὸ τὴν γλῶτταν αὐτῷ πολέμιον ἀποδείξας ἀνθρώποις καὶ ὑποθέμενος κατὰ τῆς κεφαλῆς φέρειν τὰς πληγάς, ὡς ἐν ἐκείνῃ τοῦ τε κακοῦ τοῦ πρὸς ἀνθρώπους κειμένου καὶ τῆς τελευτῆς ῥᾴστης τοῖς ἀμυνομένοις ἐσομένης, ποδῶν τε αὐτὸν ἀποστερήσας σύρεσθαι κατὰ τῆς γῆς ἰλυσπώμενον ἐποίησε.

Prendeva/Colpiva anche il serpente, ferendolo nella voce/rendendolo muto (τὴν φωνὴν ὀργισθεὶς), per la cattiveria nei confronti di Adamo e inietta veleno sotto la sua lingua, dichiarandolo nemico degli uomini (πολέμιον ἀποδείξας ἀνθρώποις) e condannandolo a sopportare i colpi sulla testa (ὑποθέμενος κατὰ τῆς κεφαλῆς φέρειν τὰς πληγάς), in quella risiedendo il male contro gli uomini ((ὡς)ἐν ἐκείνῃ τοῦ τε κακοῦ τοῦ πρὸς ἀνθρώπους κειμένου: genitivo assol.) e essendo in futuro la fine/l’uccisione del serpente più facile per coloro che da lui si difendono (τῆς τελευτῆς ῥᾴστης τοῖς ἀμυνομένοις ἐσομένης), e privandolo dei piedi fece in modo che scivolasse sulla terra strisciando (ἰλυσπώμενον).

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[51] καὶ ὁ μὲν θεὸς ταῦτα προστάξας αὐτοῖς πάσχειν μετοικίζει τὸν Ἄδαμον καὶ τὴν Εὔαν ἐκ τοῦ κήπου εἰς ἕτερον χωρίον.

E Dio, avendo stabilito per essi che patissero questi mali (ταῦτα προστάξας αὐτοῖς πάσχειν), spostò di casa Adamo ed Eva dal Giardino in un’altra regione.

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